Ogni tanto è bello tornare al ricamo della tradizione, quello che ho assimilato sin da bambina, nei pomeriggi intorno al fuoco d'inverno o sul terrazzo in estate, a casa della mia prozia. Le donne della mia famiglia riunite a chiacchierare e a produrre meraviglie con l'ago, con l'uncinetto, con i ferri. Io ho imparato così, osservando e imitando le loro mani e i loro movimenti. Oggi ricamo da sola, ma spesso mentre lo faccio penso a loro, a quale consiglio mi darebbero per chiudere il lavoro con ordine, a come riderebbero di me perché infilo all'ago fili lunghissimi per non dover rifare l'operazione di continuo (mia zia mi diceva sempre "capo lungo, maestra pazza!"), a quanti preziosi insegnamenti avrebbero ancora da darmi.
La reclusione della quarantena mi ha ridato quei tempi lunghi, calmi, senza i mille impegni dei nostri soliti giorni, ore pomeridiane e serali da riempire con attività piacevoli e rilassanti. E anche un lavoro più impegnativo, in cantiere da tanto, come queste coppie di asciugamani in lino con il pizzo all'uncinetto e l'orlo a giorno e il gigliuccio trova il tempo di essere finalmente realizzato. Ho amato ogni passaggio, mi sono divertita a sfilare e ricamare e penso già a mettere in opera un altro lavoro di questo genere, perché come mi capita sempre, ora che è finito, il mio ricamo mi manca. Succede anche a voi?